Washington, D.C.

All’apparenza non c’è niente di strano: una coppia seduta al tavolino di un bar. Mentre la cameriera porge loro le tazze di caffè che hanno ordinato, i due si studiano. L’uomo dai capelli biondi si guarda spesso attorno, cercando di individuare tutte le possibili postazioni di un cecchino. La donna dai capelli corti e castani non se ne preoccupa, soffiando sulla tazza di caffè.

-Rilassati. Se volessi ucciderti, potrei farlo ad occhi chiusi – nota Lancer.

Clay Quartermain sa che non esagera: lui è un agente dello S.H.I.E.L.D, ma lei è un avanzatissimo cyborg. Sotto le sue fattezze umane si nascondono chissà quante armi letali.

-E non cercare di chiamare aiuto o di registrare la nostra conversazione. Mi sono assicurata che non fossimo disturbati per una buona ragione.

-Sono molto curioso di sentirla. Hai scoperto che il Dottor Destino non è il datore di lavoro ideale?

-Destino è morto. Cancellato dal tempo da una sua versione futura.

-E ti aspetti che ci creda? Alla sua morte, non al doppio del futuro, a quello ci credo.

-Non importa a cosa crede, agente Quartermain. Quello che importa è che ci credono i suoi figli, Kristoff e Morgana, e che non si fermeranno davanti a niente per distruggersi a vicenda.

-E perché lo S.H.I.E.L.D. dovrebbe intervenire? Se quei due si togliessero dalla circolazione, non penso che il mondo ne sentirebbe molto la mancanza.

-Ammesso che il mondo sopravviva.

 

BREAKING DOOM

Parte 4 di 6

#16 – Strade parallele

di Fabio Furlanetto

 

Kiev, Ucraina

Il proprietario di un piccolo negozio di informatica si prepara a tornare a casa per la sera. La giornata è stata abbastanza priva di eventi e soprattutto di clienti, ma non ha importanza.

Il negozio è solo una copertura, ma questo indirizzo è ben conosciuto dai migliori hacker d’Europa.

La porta si apre nonostante il cartello “spiacente, siamo chiusi”, che una donna dai capelli corvini e un’adolescente bionda con una M tatuata su un occhio ignorano tranquillamente.

-<Mi dispiace signora, ma siamo chiusi>.

-Ce l’ha con te, non parlo ucraino – dice Layla Miller in inglese.

-<Ho un messaggio per un certo Vasilenko. Sergiy Vasilenko> - dice la donna, il cui accento lascia capire che nemmeno lei è di queste parti.

-Americana? – chiede l’uomo, fuorviato dalle parole di Layla.

-Latveriana – chiarisce la donna. I secondi durante i quali l’uomo la fissa, con una goccia di sudore che scende lentamente sulla sua fronte, sembrano interminabili.

-Ha sbagliato persona, signora. Non voglio guai, davvero.

-Mi sa che è un po’ troppo tardi per quello – commenta Layla, facendo cenno con il capo verso la porta che si sta nuovamente aprendo.

Un altro uomo è appena entrato nel negozio. Il suo volto è quasi del tutto  coperto dalle bende, ma Vasilenko lo riconosce immediatamente... e sbianca come se avesse appena visto un fantasma.

-Non è possibile... tu dovresti essere morto...

-Tu sai chi sono – dice il nuovo arrivato.

-Stai scherzando!? Certo che lo so!

-Ottimo. Allora mi aiuterai a ricordare – dice l’uomo dal volto sfigurato.

 

Confine tra Latveria ed Ungheria

La frontiera latveriana è tra le più sorvegliate al mondo, ma le sue guardie non hanno molto lavoro da fare. Non solamente perché le difese automatizzate ed i robot lasciano molte poche responsabilità agli esseri umani, ma perché la frontiera esiste principalmente per impedire ai latveriani di andarsene: trovare qualcuno che vuol mettere piede volontariamente in questo stato è molto raro. Oggi è l’eccezione.

Una luce si accende su uno schermo, segnalando l’avvicinarsi di un essere umano. La guardia imbraccia il fucile sonico e lascia la propria postazione, raggiungendo la recinzione laser.

C’è un uomo fermo di fronte a questo limite invalicabile. Per un attimo la guardia lo scambia per un prete: abiti neri, con l’eccezione di una striscia bianca che ne attraversa verticalmente il petto.

-Fermo! Nessuno può entrare a Latveria senza essere invitato!

L’uomo sorride.

-Invitami ad entrare, allora.

La guardia stringe il fucile, ma solo per un istante: la sua presa si indebolisce subito, e senza nemmeno accorgersene inserisce un codice d’accesso per disattivare la griglia di difesa.

L’uomo fa un solo passo all’interno dei confini di Latveria prima che lo schermo all’interno della dogana si illumini di mille segnali d’allarme. La guardia non se ne preoccupa.

-Cosa posso fare per lei, signor...

-Maximus. Se Destino non è troppo impegnato, ditegli che c’è un pazzo che vuole vederlo.

 

Sing Sing Correctional Facility

New York

L’uomo seduto nella propria cella non ha un nome. Non uno vero, almeno: i documenti che provano la sua nascita sono falsi, così come falso è il nome sul mandato d’arresto che lo ha privato della libertà. Ma anche questo è falso: quest’uomo è chiuso dietro le sbarre da anni, certo, ma non si è mai considerato un prigioniero. Lo chiamano il Pensatore, e non si considera altro.

La cella è piccola, stretta, priva di ogni confort tranne l’unico che a lui interessa: la tranquillità.

Resta seduto sul suo letto scomodo, ricurvo nella posa della famosa statua che porta il suo stesso nome, e si volta verso le sbarre solo quando appare un uomo in armatura.

-Mi sarei aspettato di trovarti alla Volta – nota il nuovo arrivato, le cui fattezze sono completamente nascoste da un’armatura di chiara ispirazione medievale.

-Hanno pensato che mi sia servito di uno degli altri prigionieri per agire all’esterno nonostante fossi imprigionato. Ovviamente, non hanno riflettuto abbastanza a lungo sul problema: preferisco la tranquillità dell’isolamento ai costanti tentativi di evasione. Quindi saltiamo i convenevoli ed arriviamo al punto, Kristoff: non ho intenzione di aiutarti a riconquistare Latveria.

-Interessante. Con la nuova armatura ed il distorsore vocale, come mi hai riconosciuto?

-La distanza interpupillare è sbagliata di 4.12 millimetri perché tu sia Destino. La sua precisione nel costruire robot a sua immagine e somiglianza non gli permetterebbe di lasciarsi sfuggire un dettaglio così ovvio. Aggiunto alle massicce emanazioni di energia temporale provenienti da Latveria pochi giorni prima dell’incoronazione di Morgana, ed all’analisi statistica delle parole utilizzate da Destino nei suoi discorsi pubblici successivi, calcolo un 97,623% di probabilità che Destino sia disperso nel flusso temporale. A cui aggiungerei un 99,071% di probabilità che tu voglia destituire tua sorella e riprendere il controllo di Latveria.

-Impressionante.

-Semplice matematica. Calcolo un 72,432% di probabilità che tu abbia preso questa decisione per via della tua programmazione mentale.

-Non è affatto così, Pensatore. Sono pienamente padrone delle mie azioni.

-75,147%, adesso. In ogni caso la mia risposta è no: a differenza del 57,342% degli individui categorizzati come “super-criminali”, non ho alcun interesse per l’accumulo di potere e ricchezza.

-Ma hai qualcosa in comune con mio padre, e non intendo solo la passione per i simulacri robotici... non sai resistere alle sfide impossibili.

-Non ci sono molte sfide intellettuali che io non abbia già superato, ragazzo.

-Ho visitato centinaia di linee temporali negli ultimi anni, Pensatore, e non ne ho trovata nessuna in cui io sia riuscito a liberarmi dall’ombra di Destino. Tutto lascia pensare che sia inevitabile che io

prenda il suo posto pagando la mia identità come prezzo. Ti interesserebbe aiutarmi a sconfiggere il fato, Pensatore?

L’uomo senza nome aggrotta le sopracciglia e riflette. Non è nella sua natura sorridere, ma questa opportunità potrebbe essere senza precedenti.

-Calcolo il 100% di probabilità che accetterò questa sfida, Kristoff.

-Precisamente come previsto – risponde il ragazzo in armatura, premendo un pulsante sul guanto.

C’è un lampo di energia, facendo sparire sia lui che il Pensatore, ma contemporaneamente rimpiazzando quest’ultimo con una copia robotica.

 

Kiev, Ucraina

Vasilenko si sente in trappola. La porta del suo negozio è stata chiusa a chiave, la saracinesca abbassata, e la ragazzina bionda ha immediatamente trovato dove nasconde il fucile a pompa.

Ma Vasilenko non riesce a concentrarsi su di lei, perché l’uomo dal volto nascosto dalle bende lo ha stretto in un angolo e gli sta chiedendo con tono intimidatorio.

-Iniziamo dal principio. Chi sono io?

-Andiamo, Viktor, ti pare il momento di...

L’uomo solleva una mano per mostrarla a Vasilenko: è coperta da un guanto di metallo su cui sono stati saldati quelli che sembrano circuiti, e sta crepitando di elettricità.

-Doc, almeno questo ci serve vivo, ricordi? – commenta la ragazzina.

-Non lo chiederò una seconda volta, Vasilenko. Chi sono io?

-Sei... sei Viktor Nazarovych Domashev...

-Continua.

-Sei un hacker, lavoravi per HYDRA, perché me lo chiedi!?

-“HYDRA”? – ripete la donna dai capelli corvini.

-Tra i miei file personali c’era il tuo indirizzo. Perché? – continua a pressare Viktor.

-Come perché? Siamo amici da anni!

-Chiedigli di Yury, Doc.

-Signorina Miller, non ho alcun bisogno della sua assistenza per continuare questo interrogatorio.

-Se lo dici tu, Doc.

-Vasilenko. Gli uomini che hanno cercato di uccidermi a Praga dicevano di lavorare per un certo Yury, tu sai come posso trovarlo?

-Tuo fratello? Viktor, quello è fuori di testa, non puoi pensare di...

Le parole di Vasilenko sono interrotte da qualcuno che bussa alla porta. E considerando l’insistenza con cui lo hanno fatto, difficilmente sono potenziali clienti del negozio.

-Finalmente – commenta Victor, appoggiando la mano sulla spalla di Vasilenko: la scossa che passa attraverso il suo corpo è abbastanza potente da fargli perdere i sensi, ma non abbastanza da impedirgli di urlare prima di farlo.

Questo è l’unico incentivo necessario perché un uomo armato di fucile spari alla serratura della porta e la spalanchi con un calcio, prima di fare irruzione nel negozio.

La situazione precipita velocissimamente: Viktor colpisce il primo assalitore con una scarica elettrica, ma manca il secondo. Quest’ultimo fa un rapido calcolo della situazione: di fronte a sé ha un uomo che può lanciare fulmini, mentre a destra un’adolescente bionda imbraccia un fucile a pompa. Ovviamente decide di scattare verso destra, dove una donna disarmata è rimasta pietrificata per la sorpresa.

Layla Miller avrebbe tutto il tempo di sparargli, ma sbaglia completamente mira perché distratta da un fulmine lanciato da Viktor precisamente con questo scopo.

-Doc, ma che ti salta in testa!? – si lamenta.

-Victor, aiuto! – chiama la donna dai capelli corvini, che il secondo assalitore ha ora preso ostaggio.

L’uomo dal volto sfigurato potrebbe sbarazzarsi di lui. Non solo non scaglia un’altra scossa, ma si sfila il guanto di metallo e lo lascia cadere a terra.

-Portami da Yuri Domashev. E’ ora di porre fine a questa storia – dichiara Viktor.

 

Washington, D.C.

Il caffè di Clay Quartermain si sta raffreddando, mentre Lancer riscalda il proprio semplicemente tenendo la tazza tra le mani. Considerato che le sue dita possono lanciare dardi di plasma super-riscaldato più incandescenti della superficie del Sole, è al tempo stesso una minaccia discreta.

-Che cosa hai scoperto su di me, Clay?

-Che la tua famiglia è stata sterminata dai marziani durante la Guerra dei Mondi, e che sei completamente sparita dalla circolazione fino a quando ci siamo incontrati a Monaco. Visto che all’epoca non eri una cyborg, immagino che Destino ti abbia ricostruita.

-Mi ha ridato la vita. Uno scopo.

-E quello scopo è servire un dittatore sociopatico? Capisco la riconoscenza ma...

-No, tu non capisci. Ero piena di disperazione e rabbia. Soprattutto rabbia. Destino mi ha insegnato ad incanalarla, a diventare l’artefice del mio destino. Servo Destino perché credo che possa rendere il mondo un posto migliore, ma non sono la sua schiava. E credo che lui rispetti questo di me.

-Tutto molto interessante, Lancer, ma più che lo SHIELD ti serve un buon strizzacervelli.

-Voglio togliere Morgana Von Doom dal trono.

Clay Quartermain ha un’eccellente faccia da poker, ma questa volta si lascia sfuggire l’evidente sorpresa per parole. Forse a Lancer non è stato fatto il lavaggio del cervello come pensava.

-E’ un piano di Kristoff, questo?

-Abbiamo lo stesso scopo, sì, ma non gli stessi metodi. Kristoff non è Destino, basta trascorrere cinque minuti con lui per accorgersene. E ci vuole anche meno per capire che Morgana è pazza.

-Sei fedele a Destino ma non ai suoi figli? E’ dura da credere.

-Destino è pericoloso e sì, forse pazzo. Ma due adolescenti mentalmente instabili con le capacità tecniche per costruire bombe ad antimateria e generatori di buchi neri?

-Ora non esagerare. Destino è in circolazione da una vita e non ha mai fatto nulla del genere.

-Kristoff e Morgana hanno un complesso di superiorità di proporzioni bibliche: non accetteranno mai che il vero erede di Destino sia qualcun altro. Devono essere fermati.

-Lo SHIELD non può alzare un dito contro Morgana, e non mi risulta che Kristoff sia ricercato. Se mi stai chiedendo di spingere Nick Fury ad invadere una nazione sovrana senza motivo...

-Ti sto chiedendo di aiutarmi a resuscitare il Dottor Destino. Ed in cambio, sono disposta a consegnare allo SHIELD la cosa più preziosa che esista.

-La pace del mondo?

-Una macchina del tempo.

 

Kiev, Ucraina

L’uomo dal volto sfigurato riprende i sensi con un pugno in faccia. La testa gli fa ancora male: non sono stati troppo gentili quando lo hanno colpito con la canna di fucile.

Il suo primo istinto è di rispondere all’aggressione, ma non può farlo: è stato ammanettato alla sedia. Cercando di controllare la propria rabbia, si guarda attorno. Si trova in un’officina, e al suo fianco anche Valeria e Layla sono state ammanettate; a differenza di lui, sono ancora bendate.

-Non esattamente uno dei tuoi momenti migliori, Doc – si lamenta Layla.

-Victor? Dove siamo? Chi sono queste persone? – chiede Valeria.

-Dovrei essere io a chiederlo.

A parlare è stato un uomo calvo dai folti baffi scuri ed abiti molto costosi, al cui braccio si stringe una ragazza di origini africane che non indossa molto.

-Yury, suppongo.

-Questo è davvero tuo fratello? Non ti assomiglia – commenta la donna di colore.

-Non ti pago per parlare – si lamenta Yuri, allontanandola con forza e puntando una pistola in mezzo agli occhi di Viktor.

-Allora, fratellino, sei sempre stato il genio di famiglia. Dammi una ragione per non ammazzarti.

-Non sono tuo fratello. Ho solo trasferito la mia anima nel suo corpo.

Yuri scoppia a ridere di gusto. La ragazza di colore lo imita, ma la sua risata si tramuta in un grido quando senza alcun preavviso Yuri spara a Viktor in un ginocchio gridando:

-Mi hai preso per scemo!?

-Victor? Che cosa succede? – chiede Valeria, ancora bendata. Yuri si avvicina a lei e la scruta con attenzione, abbastanza da vicino perché lei senta il suo fiato sul collo.

-Hmm. Un po’ vecchia per il mercato di oggi. La bionda potrebbe fruttarmi un po’ di soldi, c’è sempre richiesta per le americane.

-Viktor lavorava per HYDRA. Qualunque cosa abbia trovato, era troppo preziosa per poterla vendere a loro ed ha chiesto aiuto a te – realizza l’uomo dal volto sfigurato.

Yury si volta verso di lui: non solo Viktor si è messo a parlare di se in terza persona, ma ha appena realizzato di non averlo sentito gridare. Nonostante il sangue che gronda dal ginocchio, non ha fatto una piega.

-Ti sei fatto di qualcosa, Viktor? Deve fare un male cane.

-Non ho paura del dolore. So che Viktor ha cercato di tenerti nascosto quello che aveva scoperto, per questo gli hai dato fuoco. Ma pensavi che i suoi contatti dell’HYDRA l’avrebbero cercato, per questo hai lasciato delle  guardie a Praga perché lo tenessero d’occhio.

-Sei davvero convinto di non essere mio fratello, vero?

-Non so chi sono. Ma so di essere qualcosa di più del fratello di un criminale di poco conto.

In tutta risposta, “Viktor” viene colpito al volto con la pistola. Quando non fa una piega, Yury lo colpisce una seconda volta, molto più forte.

-Continua. Se credi che sia anche lontanamente vicino al dolore che ho già sopportato...

-Figlio di... Non sei mio fratello, vero? So che l’HYDRA tratta cose strane, ma questa...

-Mostrami cosa ha trovato Viktor, ed hai la mia parola che non ti ucciderò.

 

Newark, New Jersey

La base temporanea di Kristoff è nascosta in una tasca temporale; tra la tecnologia necessaria per una cosa simile e lo sfarzo barocco dell’abitazione c’è abbastanza per impressionare chiunque, ma il Pensatore non ha occhi per i quadri dal valore inestimabile o per i generatori di tachioni.

I suoi occhi sono sulla complessa proiezione olografica che mostra una costante serie di linee che si intersecano e si separano continuamente, accerchiate da simboli matematici.

-Affascinante. Una mappa pentadimensionale delle più vicine linee temporali, suppongo?

-Esatto. Nota come la nostra linea temporale si corregge di continuo: ogni volta in cui accade un evento che rischia di cambiare il futuro, la linea si modifica da sola, anche a costo di avvinghiarsi su se stessa.

-E tu credi che sia opera del Dottor Destino?

-Penso di sì. L’onda di energia temporale che ha spazzato via il 2099 [1] ha causato un evento a catena che ha distorto il nostro futuro, e non solo... anche quello di molte altre linee.

-Sì, calcolo 84,432% di probabilità che questo evento abbia causato ciò che hai visto: ogni linea temporale converge verso lo stesso futuro. Tuttavia, osserva questo nodo temporale.

Il Pensatore ingrandisce una delle aree del grafico, un inestricabile groviglio di linee.

-Non ho esperienze di viaggio nel tempo, ma da un punto di vista puramente matematico, se tu eliminassi questo nodo, sarebbe possibile annullare l’effetto. Potresti cambiare il tuo futuro.

-Hai ragione. Sapevo che avresti fatto la tua parte, Pensatore.

-Abbiamo solo iniziato, Kristoff. Non sappiamo quando o dove sia, né che cosa rappresenti.

-Invece sì. E’ tra cinque giorni, a Latveria, e non è un cosa... ma un chi.

Ad un gesto di Kristoff, l’ologramma scompare. Dall’astio nella sua voce, la deduzione è facile.

-Morgana Von Doom – realizza il Pensatore.

-Se voglio tornare ad essere l’artefice del mio destino, devo uccidere mia sorella.

 

Castello Destino

Doomstadt, Latveria

Lungo i corridoi del castello si sta svolgendo una scena bizzarra: diversi robot della sorveglianza stanno seguendo Maximus, tenendolo sotto tiro con dozzine di diversi tipi di armi... ma senza alzare un dito contro di lui, mentre procede indisturbato.

-Ho sentito parlare molto spesso di questa dimora, sai? Per quanto siano incredibilmente primitivi, devo ammettere che gli umani hanno un certo senso estetico – concede Maximus.

Sta parlando con il Primo Ministro, Lucia Von Bardas, che si è stretta al suo braccio mentre lo scorta verso la sala del trono.

-Riferirò i suoi complimenti a Lord Destino, Maximus. Sono certa che li apprezzerà.

-Sei stata gentilissima ad ordinare ai tuoi robot di non uccidermi, Lucia, ma potresti chiedergli di non starci così vicini?

-Temo di non avere l’autorità per fare una cosa simile, Maximus. A dire la verità, solamente una persona detiene il potere assoluto a Latveria – risponde Lucia, lasciando il braccio di Maximus per aprire la grande porta che conduce alla sala del trono.

Non si trova davanti il Dottor Destino, come si aspettava: seduta sul trono c’è una ragazza, poco più che maggiorenne, che indossa un’armatura molto simile alla sua.

-Guarda, guarda. Mi sarei aspettato una cosa simile più da Loki, Victor... ma il nuovo look ti dona.

-Maximus il Pazzo degli Inumani. Che cosa ci fa un Principe di Attilan nel mio regno?

-Ex Principe, mia cara, ingiustamente deposto dal mio tirannico fratello.

-Interessante interpretazione – risponde Morgana Von Doom, alzandosi dal trono per avvicinarsi a Maximus mentre continua a spiegare:

-Mio padre si è tenuto informato su di te. Sei stato condannato a morte e privato della tua cittadinanza da Freccia Nera per aver cercato di uccidere milioni di persone. [2]

-Errori di gioventù. Posso aver perso la mia nobiltà, ma nulla che non possa essere curato dall’amore di una giovane principessa che ha bisogno di un nuovo re – risponde Maximus, afferrando la mano di Morgana per baciarne il dorso.

In tutta risposta riceve una scarica di energia cinetica, così potente da scagliarlo con forza verso la più vicina parete.

-I tuoi poteri mentali sono impressionanti, Maximus. Ma io sono una Von Doom: niente e nessuno può spezzare la mia volontà – proclama Morgana, imprigionando Maximus in una bolla energetica.

La trappola segue il movimento della sua mano e Maximus è sbattuto con forza contro il soffitto, poi contro il pavimento, poi di nuovo contro una delle pareti, per poi essere riportato al suo cospetto. Quando la bolla svanisce, Maximus sputa sangue e due denti, tenendosi strette le costole.

-E poi chiamano me “il pazzo”...

-Ti concedo un’ultima possibilità di sottometterti alla mia autorità, Maximus, prima di giustiziarti per la tua insolenza nei confronti della Figlia di Destino.

-Non sono venuto a Latveria per combattere, ragazza. Ma per proporre a Destino un’alleanza.

-Con un pretendente al trono fallito?

-Con l’Ordine Oscuro.

Morgana sembra colpita dalle parole di Maximus, e sul suo volto la rabbia lascia spazio ad un’espressione molto più rara per il suo volto: la paura.

-Stai mentendo. L’Ordine Oscuro non si è mai formato in questa linea temporale.

-Ah, ma tuo padre ne conosce l’esistenza, vero? E scommetto che ne conosce anche la leggenda.

-In ogni universo in cui si è formato un Ordine Oscuro, la Terra è stata distrutta – annuisce Morgana. Maximus riconosce la sua paura, e sorride di gusto.

-Il destino di questo mondo si deciderà presto, mia cara. Ti andrebbe di farne parte?

 

Kiev, Ucraina

L’uomo dal volto sfigurato avanza appoggiandosi al muro: la gamba destra è macchiata di sangue, cosa normale considerato che gli hanno appena sparato ad un ginocchio. Solamente uno straccio stretto con forza gli impedisce di morire dissanguato, e solo la forza di volontà gli permette di camminare. Yury Nazarovych Domashev non si cura della sua situazione, camminando al suo fianco e tenendolo costantemente sotto tiro.

-Che cos’è questo posto? – chiede l’uomo, mascherando alla perfezione il dolore lancinante.

-Un bunker antiatomico; l’ho comprato per pochi spiccioli. I nostalgici sovietici parlano tanto degli ideali comunisti, ma un paio di puttane e ti vendono qualunque cosa.

-Di che cosa ti occupi, esattamente?

-Oh, un po’ di tutto, sai: droga, prostituzione, traffico d’armi. Viktor avrebbe preferito che restassimo in Russia, ma c’era troppa competizione lì.

-Per questo lavorava per HYDRA? Per soldi?

-Certo, credi che siano tutti fanatici nazisti? Avevano pagato Viktor una fortuna per hackerare il sistema informatico latveriano, e quello che ha trovato... diciamo solamente che stiamo per diventare tutti incredibilmente ricchi.

I due hanno finalmente raggiunto la zona più sicura del bunker, protetta da un’enorme porta blindata. Yury inserisce un lunghissimo codice alfanumerico mentre ricorda:

-Questa è l’ultima cosa a cui ha lavorato Viktor prima di andarsene.

-Ha trovato qualcosa di più importante dei soldi?

-Sì certo, come no. Diceva di aver trovato dei file latveriani su una donna che si nascondeva a Praga, e secondo lui avrebbe potuto ricattare il loro governo con quello che aveva trovato. Non era una cattiva idea: se me ne avesse parlato, non avrei dovuto farlo ammazzare.

La porta progettata per resistere a un’esplosione nucleare si apre molto lentamente. Dall’altra parte c’è una figura nell’ombra che l’uomo dal volto sfigurato non riconosce.

E’ un’armatura medievale, avvolta da un mantello verde. Il cranio è stato aperto, e dal suo cervello fuoriescono decine di cavi che lo collegano ad una mezza dozzina di server.

-Ecco cosa ha trovato Viktor: un Doombot da battaglia. E quando avrò finito di riprogrammarlo, caro il mio misterioso amico, sarò il nuovo Dottor Destino.

 

National Air and Space Museum of the Smithsonian Institution

Washington, D.C.

Migliaia di visitatori da tutto il mondo ammirano una delle più grandi collezioni di aerei ed astronavi mai realizzata, ma due di loro non sono interessati alla storia. O meglio, non al passato.

-Se questa è una trappola, è inutilmente complicata anche per gli standard di un super-criminale – si lamenta Clay Quartermain.

-Non conosco la posizione di tutte, ma so che ci sono ventiquattro piattaforme temporali in tutto il mondo, di cui sette negli Stati Uniti – rivela Lancer.

-Ed immagino che siano tutte pesantemente sorvegliate.

-Destino è anche più paranoico di quanto tu possa credere. Solo io conosco la posizione di alcune delle sue misure di emergenza, così come Kristoff ne conosce altre di cui io non so niente; e senza dubbio, Destino ha chissà quanti assi nella manica che non si fida a rivelare a nessuno.

-Inclusa una macchina del tempo segreta allo Smithsonian?

-Destino può bloccare l’uso delle sue piattaforme temporali, e lo ha fatto durante l’attacco di Vendetta. Non possiamo usare una delle sue macchine del tempo... ma abbiamo questo.

Lancer indica uno dei pezzi esposti: non è spettacolare come il modulo di comando dell’Apollo 11 o lo Spirit of St. Louis, ma attrae comunque altrettanti visitatori pur essendo solamente una lastra di metallo. Clay Quartermain deve leggerne la descrizione per riconoscerlo.

-La schermatura anti-radiazioni della prima astronave di Reed Richards. Devo riconoscerlo a Destino, nessuno si aspetterebbe di trovare la sua mano da queste parti.

-E non hai ancora visto niente – aggiunge Lancer, avvicinando una mano alla lastra e sussurrando:

-Fatum omnia vincit.

Il metallo brilla di luce. I presenti distolgono lo sguardo, ad eccezione di Clay Quartermain che osserva Lancer estrarre qualcosa dalla latra: una pergamena.

-Latveriae est imperare orbi universo – legge Lancer, attivando l’incantesimo.

Sia lei che Clay Quartermain svaniscono dal flusso temporale.

 

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[1] su Vendicatori MIT #82

 

[2] su Destino #12